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domenica 10 ottobre 2010

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA SCRITTA DAL TENENTE COLONNELLO FABIO CAGNAZZO, NEL GIORNO DEL SUO TRASFERIMENTO "PUNITIVO" A FOGGIA:

"Dopo 7 anni, lascio tra qualche giorno il Comando del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna con grande amarezza, destinato d’autorità al Reparto Operativo di Foggia. Trasferimento giunto all’improvviso che non mi ha permesso di salutare, con il rispetto e l’affetto dovuto, le varie Autorità locali e gli amici veri (pochissimi).



Un particolare saluto ai Pubblici Ministeri che nel corso di questi anni sono stati per me maestri di vita prima di tutto e per la loro vicinanza ed il loro straordinario sostegno che hanno espresso nei confronti della mia persona e nei confronti degli uomini che ho avuto l’onore di comandare. Saluto con grande subordinazione e rispetto l’A.G. giudicante che svolge un ruolo importantissimo, un lavoro infaticabile che non sempre è noto agli addetti ai lavori e di straordinaria responsabilità.


Ai giornalisti napoletani un grazie di cuore, per la loro correttezza e competenza e ai ragazzi come li chiamo io “di strada” (operatori TV e fotografi) con i quali ho condiviso mille “avventure”, un abbraccio affettuoso per la loro professionalità.


Ai miei Uomini, con loro sono debitore per quello che mi hanno dato e i sacrifici che hanno dovuto sopportare per combattere le varie forme di criminalità e dare tranquillità alla brava gente, rinunciando spesso agli affetti dei loro cari.


Per quanto attiene alle accuse di collusione uscite sul corriere del mezzogiorno, posso affermare che quanto è ridicolo anche se è giusto che tutti dobbiamo essere sottoposti alla legge e agli accertamenti che la stessa impone ma non ammetto quando un giornale non verificando le notizie, crea danni collaterali gravi per vendere qualche copia in più e peraltro nei confronti di un uomo delle istituzioni che ha combattuto scevro da legami di sorta, in quanto i risultati parlano chiaro e che ad elencarli farei prima a scrivere la Storia della camorra.


Un uomo si può uccidere anche con le parole con le bugie e con le illazioni."

venerdì 30 luglio 2010

Il documento sottoscritto dai 26 PM della Procura della Repubblica di Napoli in favore del Tenente Colonnello Fabio CAGNAZZO


 
Il "trasferimento" del Col. dei CC Fabio Cagnazzo

I sottoscritti sostituti, avendo appreso del trasferimento ad altro incarico del tenente colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, attuale comandante del Gruppo Castello di Cisterna, con la presente infendono rappresentarle, affinchè la SV voglia renderne partecipe l'interessato e i vertici della sua scala gerarchica, il loro più vivo e sentito apprezzamento per l'encomiabile lavoro svolto, in questi ultimi 10 anni, dal predetto ufficiale, come comandante dapprima della Compagnia di Nola e successivamente del nucleo investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, essendosi egli distinto per le non comuni capacità di investigazione, di lealtà alle istituzioni, di coordinamento e di motivazione
del personale dell'Arma dei Carabinieri alle sue dirette dipendenze, che hanno consentito a questa dda di ottenere eccezionali risultati nell'attività di contrasto alla criminalità organizzata e di prevenzione e repressione dei reati sul territorio ricadente nella sua giurisdizione. , Per tutti basti ricordare la cattura di oltre 180 latitanti e la disarticolazione delle strutture criminali agli stessi riferibili. Tra i tanti assicurati alla giustizia dal Reparto
comandato da Cagnazzo, si citano: - Cannine e Pasquale Russo, capi storici dell'omonimo clan operante nel nolano, arrestati dopo oltre 15 anni di latitanza; Vargas Pasquale, esponente apicale del clan dei casalesi; Marcello Di Domenico, capo dell'omonimo clan operante nel nolano; Di Domenico Ciro, fratello di Marcello e reggente dell'omonimo clan; La Montagna Domenico, capo dell'omonimo clan operante in Caivano, arrestato dopo oltre un anno di latitanza; Pellino Modestino, reggente del clan Cerniamo operante in Crispano; Ferramelo Luigi, esponente apicale del clan Cerniamo; De Rosa Paride, capo dell'omonimo clan operante in Qualiano, arrestato dopo oltre un anno di irreperibilità; Marrazzo Vincenzo, capo dell'omonimo clan operante in Casandrino; Aloia Antonio, Di Buono Antonio ed Esposito Ciro, esponenti apicali dei clan acerrani; Capasse Antonio, capo dell'organizzazione criminale operante in Marigliano; levino Giuseppe, capo della batteria militare del clan Russo; Tecchia Gennaro, inserito nell'elenco dei 100 più pericolosi latitanti d'Italia e componente dell'articolazione criminale coordinata da Io vino Giuseppe. Tra le tante indagini condotte dal Reparto comandato da Cagnazzo, vanno citate: - le indagini a carico dell'articolazione territoriale di Marigliano del clan camorristico facente capo a Mazzarella Vincenzo, che, nell'estate del 2005,
hanno portato alla cattura (e alla successiva condanna) di oltre 50 appartenenti al suddetto sodalizio, tra cui lo stesso Mazzarella Vincenzo e Mazzarella Roberto; - le indagini a carico delle organizzazioni camomstiche acerrane, che, a far data dal febbraio del 2005 ad oggi, hanno portato alla cattura e alla successiva condanna di oltre un centinaio di affiliati ài vari organismi criminali attivi sul territorio, tra cui i capi storici Crimaldi Cuono, Di Fiore Mario e De Falco Ciro (successivamente ucciso); - le indagini a carico del clan Sarno di Ponticelli e delle diverse articolazioni territoriali operanti nell'area vesuviana intema della Provincia di Napoli (S. Anastasia, Somma Vesuviana, S. Vitaliano, Casalnuovo, Pomigliano d'Arco), che, dall'estate del
2006 al luglio del 2009, hanno portato alla cattura prima e alla condanna poi (anche per omicidio) di oltre 200 appartenenti ai diversi sodalizi camorristici e allo storico risultato della collaborazione con la giustizia di tutti i vertici del potente clan metropolitano e della sua sostanziale disarticolazione; - le indagini a carico dei clan Di Lauro e degli scissionisti operanti sul territorio di Napoli Secondigliano/Scampia e delle diverse articolazioni territoriali operanti nei comuni limitrofi, che hanno portato all'arresto prima e alla condanna poi (anche per diversi omicidi) di oltre 120 appartenenti ai citati sodalizi camorristici, al sequestro di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, al sequestro di ingenti patrimoni nonché allo storico risultato della collaborazione con la giustizia di tutti i componenti della famiglia Prestieri; - le indagini nei confronti dei clan camorristici operanti nei Comuni di S. Antimo, Casandrino e Grumo Nevano, che hanno portato all'arresto di oltre 120 affiliati nonché all'emissione nei confronti dei predetti di sentenze di condanna a pene severe; - le indagini relative all'omicidio di Verde Francesco, detto il negus, capo dell'omonimo clan camorristico di S. Antimo, che hanno portato alla cattura dei responsabili di detto omicidio; - il rinvenimento dell'arsenale di armi del clan Castaido di Caivano nel settembre 2003 e del clan De Rosa di Qualiano nel febbraio 2008; - le indagini che hanno permesso di fare luce su un ramificato traffico intemazionale di sostanze stupefacenti, che
aveva, come epicentro Caivano ed i territori dei comuni di Afragola, Casoria e zone limitrofe, per espandersi in ambito transnazionale; - le indagini nei confronti delle più agguerrite cosche attive nei tenitori di Ercolano e Torre Annunziata, che, sfociando dapprima in decine di provvedimenti, cautelari e successivamente in altrettante sentenze di condanna, hanno contribuito in maniera determinante a porre argine alle faide di camorra che in quei tenitori per anni hanno rappresentato un fattore di foltissimo allarme sociale e di
notevole pericolo per la pubblica incolumità; - le indagini, di grande rilevanza, nel campo del traffico intemazionale di solo di operare importanti sequestri di droga, ma anche di comprendere appieno e di provare gli attuali collegamenti della criminalità organizzata campana con i principali cartelli di narcotrafficanti attivi in territorio sudamericano, nonché nei Paesi Bassi e nella penisola iberica; - le indagini nel territorio di Castelvoltumo, Parete ed Aversa sugli esponenti del clan Bidognetti e, in particolare, sui latitanti del gruppo di Setola Giuseppe nel periodo in cui la commissione di efferati delitti di sangue aveva determinato sconcerto e allarme nella popolazione residente, momenti di tensione.Catturati 180 latitanti. Colpite le più importanti
organizzazioni criminali del territorio, dai Russo a Somma. Nonostante l'omertà e le connivenze eccellenti anche in ambito istituzionale.

giovedì 29 luglio 2010

Il Tenente Colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo andrà in Puglia....congratulazione ai Foggiani!!

Gruppo Carabinieri di Castello di Cisterna. In provincia di Napoli.
Questa Caserma dell'Arma dei Carabinieri, è' il riferimento della società per bene, delle persone oneste, dei lavoratori.
Gruppo Carabinieri di Castello di Cisterna. In provincia di Napoli.
Questa Caserma dell'Arma dei Carabinieri, è diventata grande, importante, per l'instancabile impegno dei Carabinieri che ci lavorano. Tutti conoscono questa Caserma, la bravura dei suoi carabinieri, il suo Comandante Storico: Il Tenente Colonnello Fabio Cagnazzo. Quest'Ufficiale si è sempre occupato di questo territorio e, ovviamente, delle problematiche che lo hanno sempre afflitto, prima su tutte, la Camorra. Non si esagera nel dire che nella provincia, a differenza che nel capoluogo campano, la camorra si sia sempre mostrata per quello che in realtà è nata e nei secoli e si è sempre proposta: il vero antagonista dello stato affinando, istruendo e seminando la propria scia con le medesime modalità che da anni ormai, la mafia fa in Sicilia. Le sue armi?: morte, soldi, potere, politica. Quando Cagnazzo ha comandato la Compagnia Carabinieri di Nola, non ci ha messo molto tempo a far capire nel territorio, chi era lo stato vero e quali erano le Leggi. Con la sua determinazione, il suo coraggio, la profonda ed attenta conoscenza dei fenomeni in continuo mutamento la camorra, non lo ha mai colto impreparato. Non si è mai distratto un attimo, non ha mai dato tregua a chi operava nella illegalità e chi, condivideva con lui il suo pensiero o meglio ancora, il suo lavoro, la sua divisa, ben presto ha iniziato a ragionare come lui, a pensare come lui e ad agire come lui. Ben presto i suoi uomini diventavano la sua esatta proiezione, ricevendo la stessa riconoscenza ed attribuzione di ruoli. Il vero salto di qualità, quello che lo fa passare alla storia della lotta contro la camorra, avviene proprio quando viene trasferito a Castello di Cisterna, dove andrà a comandare il Reparto Operativo del Gruppo, diventato poi Nucleo Investigativo. Chi ha seguito la storia del territorio della nostra provincia, ha imparato questo cognome ed ha cominciato a nutrire una profonda stima, a conferirgli una fama istituzionale pregna solo di meriti derivanti dal suo impegno reale, sostanziale e tutt’altro che formale. E' un uomo semplice Cagnazzo, come semplici sono i suoi uomini e gli ufficiali che nel corso degli anni lo hanno affiancato collaborando con la stessa professionalità. Si dice in giro che la Caserma di Castello di Cisterna, è una caserma dove si prova una sensazione di timore nell'entrarvi. Infatti, non c'è giorno che da quei cancelli, non escano gazzelle a sirene spiegate con delinquenti arrestati, latitanti catturati. Non c'è un giorno - da anni ormai - che nelle pagine della cronache, Cagnazzo non sia presente con i suoi uomini. Non c'è stata indagine - a leggere le cronache dei giornali - che non si siano conluse con l'apprezzamento entusiasta della stampa, degli organi di informazioni, della magistratura. Si, appunto...la magistratura. Quella stessa magistratura che oggi vanta e puo' vantare grossi risultati sul fronte della lotta alla camorra nell’ambito della provincia di Napoli solo grazie all'azione del Colonnello Cagnazzo e dei suoi Carabinieri, non esita a dubitare di lui, non esita ad "incartarlo", perchè un pentito...(MA SAPREMO CHI SARA' QUESTO PENTITO E, SOPRATTUTTO: SAPREMO SE LUI O IL SUO CLAN, QUANTE VOLTE HANNO AVUTO A CHE FARE CON CAGNAZZO????) avrebbe affermato che il colonnello di Cisterna, sarebbe stato accomodante con gli scissionisti. Non ci credo e non si puo' credere! Ma non solo perchè chi scrive forse, ha avuto il piacere di conoscerlo o magari, di parlargli qualche volta! Perchè qui si tenta di negare la realtà, si vuole inquinare la verità strumentalizzandola con altrettante costruite, lasciando intendere che dietro quest'ennesimo attacco all'Arma dei Carabinieri, ci sia un progetto ben definito teso a screditare uomini ed istituzioni che da sempre hanno fatto il loro dovere, da sempre hanno portato risultati, senza condizionamenti politici senza ammiccare questo o quel Governo. Uomini come Cagnazzo, che durante i cambiamenti storici di Leggi nel contrasto alla camorra, hanno continuato a fornire i loro risultati laddove altri - ma solo per imperizia o incapacità dei loro vertici - fallivano, annaspavano e, da soli, s'incartavano.
Colonnello, tu sai chi sei e noi sappiamo chi sei.
Il documento sottoscritto dai Magistrati napoletani è prima un simbolo, un'icona e poi un atto di democrazia reale e di risposta libera senza schieramenti.
Cagnazzo andrà in Puglia....congratulazione ai Foggiani

domenica 10 gennaio 2010

LE MIE CERTEZZE: Adelaide, Clasiana e Greta.

Adelaide

Vorrei di nuovo dirti tante cose,
le solite le butto, non le rose.
Andrei nel cielo a prenderti la luna,
di più prezioso non c’è cosa alcuna.

Capelli scuri come un nascondiglio
Dove poter riporre l’attenzione,
ed occhi neri, profondi come il buio,
guardarti tutta, questa la mia illusione.

La voce chiara, cancella l’innocenza,
scolpisce nel cervello le parole e,
similmente, come la coscienza,
matura tutto , proprio come fa il sole.

Pensarti è un sogno, vederti, un’astrazione,
rimbalzano nel corpo i movimenti,
 cacciar per sempre l’inutile incertezza
recandomi per stima una carezza.

Vorrei di nuovo dirti tante cose
Che siano di stimolo nel sonno,
nel sonno puro che ho dalla tua vita,
bellezza limpida, bellezza tua infinita.



A Clasiana

Briciole di stelle in un abbraccio
salti nel buio e nella pelle
ricordi e speranze realizzate
e splendide creature appena nate

Squilli di telefono nel buio
di gente uguale a noi e insieme a noi,
bellissimi colori intorno all’aria
sorrisi e voci, uniti a cori.

Ci sei adesso tu, stellina, mia
nel cuore, nella vita e nel futuro
da spendere con noi e insieme a noi,
in un domani tuo, certo e sicuro

Papà


Greta

Torna la luce ed un sorriso ancora,
già vista ed odorata tempo fa;
la vita esplode, bella come allora,
sfatando tutte le banalità.

I movimenti, i ritmi calcolati
Di un meccanismo sovrannaturale,
ti fanno riscoprire in poco tempo
che è una vita, piccola e grandiosa,
a farti grande, a renderti immortale.

A farti aver la forza di guardare
Il bene e il male e cio’ che appare strano,
rendendo immenso il gusto di pensare
che, sì, è stupendo, prenderti la mano.

Papà.



lunedì 12 ottobre 2009

PARI OPPORTUNITA' A TUTTI GLI STUDENTI?



Anche quest’anno, come da un po’ di anni a questa parte ormai, si consuma il rito dei test di accesso per poter intraprendere determinati studi universitari. Migliaia di giovani nel diplomati, affrontano la prima ed importante selezione della loro vita “lavorativa”, con dubbi o consapevolezze, circa la serietà della prova selettiva. Ma al di là di questo particolare – importante, senz’altro, ma tutto da provare -, il vero scandalo sta, a mio parere, proprio nel fatto che ormai la maggior parte delle facoltà universitarie, sono “a numero chiuso” ovvero, vengono riservati un tot di posti per poter frequentare questo o quell’ateneo. Il motivo originario di tale “trovata”, secondo i vari legislatori che hanno promosso questo sistema e che nel frattempo lo stanno sostenendo, sta nel fatto che così facendo, si creano i presupposti occupazionali per coloro i quali hanno la fortuna o i mezzi per accedere agli atenei “chiusi”, evitando che la professione raggiunta “s’inflazioni” cagionandone un conseguente calo di prestigio.
Concettualmente, la motivazione è nobile, solo che nella pratica, come in tante cose che si verificano in Italia, non sembra essere proprio così. Intanto, il numero chiuso, non garantisce e non puo’ garantire sicuri sbocchi occupazionali perché le regole del mercato del lavoro – specie nell’ambito della libera professionale – non possono essere prevedibili a “media o a lunga scadenza”. Basti vedere la tanto decantata scienza informatica che sforna, annualmente, migliaia di periti e dottori in informatica che lavorano ai call center. E poi imporre una selezione a priori serve solo a consolidare un sistema affaristico clientelare che non tiene in debito conto l’intero percorso formativo e culturale del neo diplomato che si trova a confrontarsi non tanto con colleghi più preparati ma forse – e le cronache delle settimane scorse ce lo hanno indicato limpidamente – soltanto più raccomandati. Si assiste pertanto, al consolidamento dei “baroni” all’interno delle facoltà in cui – strano ma vero – i neo iscritti hanno lo stesso cognome di questo o quel docente universitario di quell’ateneo o di questo o quell’affermatissimo e noto professionista.
La riforma della scuola superiore, afferma il principio della meritocrazia e della costanza negli studi in maniera tale che lo studente delle superiori, già dal terzo anno, costruisce giorno per giorno, la sua valutazione finale che verrà decretata al termine degli esami di stato. Per cui, si crede e si è creduto, che nell’economia di un millantato sistema meritocratico, lo studente serio che raggiunge una valutazione finale encomiabile, acquisisca una sorta di “agevolazione”, o meglio, di “considerazione” allorquando decide di intraprendere la carriera universitaria. Non è affatto così. I quiz dei test e le regole dell’accesso ai corsi universitari a numero chiuso, stabiliscono e determinano l’esatto contrario di quanto sperato.
Ma poi, prima dell’entrata in vigore di questo sistema infernale, esisteva già una “selezione naturale” che scaturiva da una serie di processi “fisiologici” dello studente tant’è che (per fare un esempio), se al primo anno di medicina si iscrivevano 3000 matricole, di quel corso si e no, raggiungevano la laurea 4-500. Con la differenza che i neo medici erano sostanzialmente giovani che avevano creduto in quello che facevano, pieni di motivazioni ed aspirazioni seguite e colte in piena ed assoluta libertà.
Con il numero chiuso, l’università diventa sempre più una casta ed il diritto allo studio (con tutti gli oneri economici che comporta), come tanti altri diritti, diventa un desiderio da realizzare grazie alla disponibilità di un politico o faccendiere compiacente, che “prende a cuore” lo studente in cerca di pari opportunità.

giovedì 17 settembre 2009

ROMA CELEBRA AYRTON SENNA

Roma celebra Ayrton SennaC'è anche un'asta benefica su E-Bay

In occasione del 15esimo anniversario dalla scomparsa di Ayrton Senna nei locali dell'Ambasciata del Brasile a Roma verranno esposte per tre giorni alcune monoposto (Formula 1, Formula 3, Formula Ford) appartenute a Senna ed innumerevoli memorabilia (i suoi caschi, l'abbigliamento originale ed alcuni preziosi oggetti prodotti con il marchio "Senna" in collaborazione con importanti aziende internazionali). All'esposizione si aggiungerà una mostra fotografica che ripropone le gesta di Senna nella sua carriera, per la quale verranno utilizzati gli affascinanti scatti di Keith Sutton, a capo di una delle principali agenzie fotografiche della Formula 1 e storico amico del pilota brasiliano.
L'evento prevede di coinvolgere gratuitamente non solo il pubblico degli appassionati di auto da corsa, ma sarà di libero accesso per tutti i curiosi che vorranno avvicinarsi e scoprire l'importanza delle iniziative che oggi l'Istituto Ayrton Senna compie verso bambini e giovani meno agiati: attraverso programmi educativi, collaborando con enti governativi e non governativi, con istituzioni pubbliche e private e con grandi società e aziende.
In 15 anni di attività l'Instituto Ayrton Senna ha investito la cospicua cifra di oltre 70 milioni di euro, contribuendo fattivamente a trasformare la vita di 11.640.930 tra bambini e giovani brasiliani, occupandosi della formazione di 553.512 insegnanti ed educatori e distribuendo le proprie attività in 1.372 città e in 26 Stati e Distretti Federali del Brasile. (dati aggiornati ad Aprile 2009)
L'Instituto Ayrton Senna è un ente senza fini di lucro che agisce dal nord al sud del Brasile e che opera grazie alla promozione dei marchi e delle licenze "Ayrton Senna", "Senna", "Senninha" e "Senninha Baby". Dopo la tragica scomparsa di Ayrton, la famiglia decise di destinare il 100% dei proventi derivanti dall'impiego di questi marchi e dalle rispettive licenze alla creazione di un'organizzazione dedita ad aiutare i bambini e giovani a basso reddito che vivono sia nelle "favelas" che nelle zone più povere degli interni del Brasile.
(FONTE E FOTO TG COM)


sabato 11 aprile 2009

POMIGLIANO, 34 ANNI DOPO LA FLOBERT. LE SORELLE DI SCIASCIÁ: «QUANTE LACRIME PER QUELLA SCIAGURA




L’11 aprile del 1975
a Sant’Anastasia lo scoppio d’una fabbrica di pistole-giocattolo provocò una strage immane. Salvatore Alfuso, piombato sul posto, si ispirò per un inno sulle morti bianche. Ecco il ricordo commosso dei familiari.
All’indomani dei funerali di Stato per la tragedia abruzzese, risulta ancor più difficile rivivere il trentaquattresimo anno dall’episodio della Flobert di Sant’Anastasia. Correva l’11 aprile del 1975 quando una fabbrica del vesuviano, sita nei territori facenti parte dell’amplia area della Masseria Romani, esplose provocando uno sterminio che per l’epoca fece scalpore. Interi nuclei familiari in ginocchio versarono fiumi di lacrime per la scomparsa dei propri cari, impegnati nell’ultima grande fatica prima di spirare in un’implosione inaudita. Un giovane, Salvatore Alfuso, dipendente Alenia e allora nume tutelare del collettivo operaio, calamitato dalle grida di sgomento di alcune mamme che si ritrovarono sotto lo sguardo tramortito l’esangue immagine delle carni dei propri figli sparse qua e là sul selciato delle quattro mura rimaste in piedi dopo l’inaudita esplosione, con la furia che impietriva nelle vene e il magone in gola per i compagni scomparsi, decise di presentarsi tra i recinti della fabbrica per osservare con i proprio occhi lo spettacolo deplorevole: ne sarebbe rimasto colpito per sempre ispirando la Musa celata nella sua indole prettamente schierata verso le sofferenze.
Tra il ribollio delle più disparate sollecitazioni dei conoscenti, i quali sconsigliavano di intraprender l’impresa e le solite magagne degli "uccelli di malaugurio" di turno, intestarditisi ad etichettare il suo lavoro come "catasto di versi di discreto afflato", Sciascià trascorse un’intera notte in quella che era la sua dimora, la casa di sua sorella Maria in Via Miccoli e, dinanzi al lavabo laddove faceva a calci con un male incurabile, mise in fila con una cerchia di amici fidati per quello che sarebbe diventato un inno operaio ancor oggi vivo tra i lavoartori. «Ricordo ancora quella sera di 34 anni fa – spiega ai nostri taccuini la sorella Maria, quartogenita di sette fratelli - quando, tornato a casa, si mise in un angolino seduto, affranto su un divano. E pensava, e canticchiava. E continuava a ripetermi quanto aveva visto, l’urlo delle madri: io non ce la facevo a sentire, ma poiché era lui che insisteva, ascoltavo in silenzio. Sarebbe diventato il suo cavallo di battaglia». «Salvatò, papà te’cerca e nun te’trova» - ci ricorda la sorella maggiore Amalia, la quale insiste sull’incapacità di reperirlo nelle ore post-lavorative quando, svolto il suo compitino, era solito unirsi ai movimenti operai allora in azione nella città vesuviana per fomentare la lotta ai padroni. «Con Sciascià Pomigliano ha perso veramente tanto. Ogni anno mi emoziono quando viene organizzato al Teatro oppure in Villa qualche celebrazione in suo onore. Salvatore era l’amico di tutti, pronto a farsi i debiti per chi era in difficoltà e guai a parlargli male della squadra del cuore, il Pomigliano: si sarebbe fatto fare in quattro, ma nessuno doveva parlare male della sua terra». "Nu Masaniell e Pumiglian" lo definisce la sorella che lo assistette nelle ore decisive del trapasso quando, soffocato da un cancro, ebbe la forza di stringerle la mano per gridare di petto un «madonna dell’Arco pensaci tu»,Ieri, accompagnante dai loro famigliari, le sorelle Alfuso hanno voluto che i nipoti ritornassero sul punto in cui era ubicata originariamente la Flobert: seppur nuovi insediamenti abitativi hanno, oggidì, reso la zona abitata da un folto numero di famiglie che hanno eretto nuovi caseggiati, tra quel che rimane di quelle brughiere selvagge dove l’erba ondeggia sotto le carezze d’un vento commosso, si annusa ancora un ingorgo vegetale che cela mestizia e dolore atavico, mai sopito plenariamente. Su quella sterpaglia intervallata da pilastri in ferro, regna un’amara malinconia degna del crepuscolo e il rischio che cali un velo d’oblio su quell’antica storia di lacrime non è tutto da sottovalutare. «Abbiamo ancora la pelle d’oca quando ripensiamo alla scena dei suoi funerali presso la Chiesa di San Felice– ribadiscono con un rivoletto di lacrima che riga il viso le sorelle in coro – visto che nella nostra Pomigliano non c’era persona che non avesse avuto a che fare almeno una volta con lui. Anche se lo perdemmo in tenera età, Sciascià e il suo mito sono ancora qui in mezzo a noi e nonostante i giovani d’oggi non conoscano le sue gesta, Sciascià fu un uomo che aveva nel suo mirino il pallino di esaltare sempre il suo popolo».
Autore: Salvatore Alligrande
(da Il Mediano.it)