Comicità vecchia, come al solito qualunquista, realizzata da un Pierfrancesco Pingitore che si definisce uomo di destra. Fin tanto che la destra o meglio, gli intelligenti della destra patinata, non avranno mai il coraggio di utilizzare come giusto che sia, l'arma pacifica dell'idea anche per sorridere e denigrare con il sorriso, non ci sarà mai una satira di destra o meglio ancora, una comicità di destra. Non è perchè secondo loro, atteso che la satira è di sinistra ( ma lo dicono solo loro), per tenersi fuori, non vogliano farla?..e che peccato c'è?...tornando allo spettacolo andato in onda stasera su Canale 5, la Marini, Pamela Prati e Martufello invece, li vedo molto bene alle varie Sagre della Porchetta, ma non in Tv autoconvincendosi di essere bravi (ma lo sono mai stati?), spiritosi e all'avanguardia. Un invito? Cambiate canale!
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lunedì 27 febbraio 2017
martedì 13 dicembre 2016
Piccole Pillole di Saggezza
Ci si accorge che il tempo passa, quando nella bilancia personale del
dare e avere, o meglio ancora, dell’aver dato e del dover avere, ci si imbatte
negli sbalzi di umore, nella carenza alla sopportazione verso le sciocchezze,
all’insofferenza totale per gli atteggiamenti fondati sulla stupidità altrui
senza possibilità di recupero.
In pratica queste situazioni, sono quelle “piccole pillole di saggezza”
che dopo un pò di anni trascorsi a bivaccare sulla terra, si maturano e che, se
se ne ha la voglia e l’opportunità, si possono all’occorrenza distribuire. Ma
ne vale la pena poi?
Il problema è proprio questo. Ammettere che taluno possa avere
accumulato esperienza di vita attraverso episodi particolari che ne hanno
segnato la propria esistenza, non è da tutti. Molti, forse troppi, ritengono di
essere nati con il gene della saggezza; io invece, ritengo che ci possa essere una
predisposizione ma non di certo la sicurezza che la si possa raggiungere.
Il punto forse è proprio questo. Tutto verte e gira intorno all’umiltà
che, ne sono certo, è una dote ormai in via di estinzione, forse non è mai
esistita, forse una reminiscenza, un concetto, un’invenzione dialettica dei pensatori
comportamentisti per sintetizzare che l’uomo ha possibilità di migliorare solo
attraverso l’umiltà, sposandola ad una conseguente evoluzione attraverso la
quale essa assume solo il significato di un sinonimo grammaticale, ad un potenziale
miglioramento della condizione individuale soprattutto nei rapporti verso gli
altri.
Io stesso, che sto perdendo tempo a scrivere queste righe, non ho per
nulla il senso dell’umiltà perché nell’avere la pretesa di chiarirla, do per
scontato di essere appunto umile, oltre che saccentemente saggio. Proprio così.
E so anche perché sto errando e mi sto “atteggiando a pensatore”. Perché?
Perché forse sono sostanzialmente un insoddisfatto, forse infelice, quasi
certamente incapace di gestire adeguatamente le mie emozioni, reazioni, dare
consigli o peggio ancora – e per me è un gran rammarico – rappresentare di essere
un esempio positivo verso coloro i quali ho interessi affettivi, familiari ed
amicali.
Certo, importanti sono le condizioni, gli stati di cose in cui ognuno
di noi si trova a consumare la propria esistenza all’interno della quale, non
sempre (io aggiungerei quasi mai)
si è “artefici del proprio destino”. Quante volte ci siamo trovato in
situazioni piacevoli o spiacevoli, senza averne contribuito minimamente il
nostro coinvolgimento? La verità è che spesso ci troviamo solo per caso, al
posto sbagliato nel momento sbagliato. Come si dice..è il caso..e se è un caso,
saggiamente uno dovrebbe prenderne atto e andare oltre. Ma è proprio questa
pretesa di volersi spiegare ogni “come” ed “ogni perché” a renderci infelici,
insoddisfatti, pericolosamente irascibili, inevitabilmente ed inconsapevolmente
“auto lesionisti”.
Puo’ essere questa una spiegazione al proprio malumore, malessere. Non
lo so…a me questi concetti, queste riflessioni, queste piccole pillole di saggezza,
vengono di getto e proprio per questo, sarebbe meglio “gettarle”.
Si..sarebbe sicuramente meglio.
almenoparliamone
domenica 10 aprile 2016
Le Opposizioni "OPPORTUNISTE"
La prossima volta, ognuno di noi, me compreso, prima di votare e di scegliere per CHI votare, non si soffermi tanto sulle omissioni indecenti di questo governo. Esse sono davanti ai nostri occhi ogni giorno e pesano sulle nostre spalle come macigni. Prima di decidere di andare a votare e PER CHI votare, si concentri su quanto in realtà alcune opposizioni hanno fatto per contrastare non ideologicamente questo malgoverno e, di piu', rifletta su quanto le stesse avevano promesso di rendersi promotori a prescindere se al governo o all'opposizione. Prima di votare, io per primo, mi ricordero' di quelle opposizioni che si sono agguerrite sulla questione (resa urgente priorità da questo governo scellerato) delle adozioni per i gay e per i loro matrimoni, fingendo di dimenticare che in quel momento l'urgenza era ed è, il contrasto del terrorismo internazionale, Quanto poco, forse troppo poco hanno fatto per spiegare a tutti noi i meccanismi reali dei decreti salvabanche e che forse non tutti i risparmiatori truffati dalle medesimi, sono poveri pensionati risparmiatori ma anche troppo audaci ed intraprendenti investitori che hanno sottovalutato il rischio dei facili guadagni derivanti dalle loro libere e spontanee manovre speculative. Prima di andare a votare, ricordiamoci tutti che alcune opposizioni a questo governo, non hanno mai affrontato con determinazione, realtà e lealtà, la questione dei privilegi economici dei politici, dei loro stipendi assurdi, delle loro baby pensioni che non hanno mai messo in dubbio mantenendo come triste realtà, pensioni sociali da fame, aumenti selvaggi della spesa sanitaria personale. Prima di andare a votare, ricordiamoci di coloro che all'opposizione, non sono mai stati veri uomini di onore, denunciando nomi e cognomi di mafiosi e criminali insieme ai quali condividono senza vergogna, il posto in parlamento. Prima di andare a votare, è ad esse, a queste finte opposizioni a cui il mio pensiero, il mio ricordo si rivolgerà e non a questo malgoverno. Prima di andare a votare. Perchè la prossima volta, TUTTI, dobbiamo andare a votare contro chi malgoverna ma soprattutto contro tutte le false opposizioni che con questo ed altri governo, hanno reso possibile il vero "SISTEMA"
almenoparliamone
domenica 4 ottobre 2015
GUERRA DI CAMORRA A NAPOLI-1000 AGENTI IN PIU' O PENE PIU' SEVERE? -
Il ministro Pinotti vuole mandare 1000 agenti (tra polizia e carabinieri) di rinforzo per fronteggiare l'emergenza criminalità a Napoli, sconvolta da - si dice - 70 clan, molti dei quali, retti da mocciosi pronti a tutto.
Ma se triplicassimo le pene, con la certezza che le stesse vengano applicate, non sarebbe meglio di 1000 agenti di rinforzo? Quelli che ormai sono definiti reati "minori" come furti, scippi ecc...sono quelli che a Napoli ormai da anni, destano piu' allarme sociale e che creano insicurezza e paura tra la gente. Paura ed insicurezza alimentata dal fatto che gli autori, quando presi e se presi, non espiano la propria pena e se la espiano, è irrisoria rispetto al danno materiale e morale cagionato. Se io a Napoli pago tre volte di più il premio assicurativo sulla mia macchina per il furto e l'incendio o l'RCA perchè - si dice anche questo - c'è una maggiore sovra esposizione delle auto al furto ed alle truffe assicurative, perchè non triplichiamo le pene connessi a queste tipologie di reato invece di penalizzare e far pagare sempre ed in tutti i modi, solo le persone per bene? La verità è che i problemi, non si vogliono risolvere e i politici ed i benpensanti, dimenticano che la liberta e la democrazia puo' essere garantita solo se le leggi ed i regolamenti vengono rigorosamente rispettati, da tutti. Soprattutto da chi le leggi le propone e le vota. Ma questo è un altro discorso.
giovedì 1 ottobre 2015
RINNOVARE LA TOPONOMASTICA DELLE CITTA' ITALIANE
Ovviamente, tra le cose da rinnovare nelle città e nei paesi d’Italia, quello della toponomastica è certamente l’ultimo problema da affrontare, tuttavia, dopo l’attribuzione a Pino Daniele di una via di Napoli, una riflessione deve essere obbligatoriamente fatta. Il novecento, da meno di venti anni archiviato, per tutti gli avvenimento che lo hanno caratterizzato, ha messo in evidenzia decine se non centinaia di personaggi che a vario titolo, hanno dato lustro alla propria città o all’Italia stessa. E’ ovvio che certamente poter attribuire ad essi una via o una piazza, non è cosa facile se a questo va da considerare che le strade, le piazze e le vie, sono ormai vincolate da un’urbanistica ben definita e di rara espansione territoriale se non in località dove ancora tanto c’è da investire nell’edilizia e nell’espansione in genere. Allora, a mio modesto parere, questa esigenza di carattere soprattutto culturale, puo’ essere semplicemente soddisfatta, anche attraverso una mera sintesi storico-politica. Ovvero: che senso ha – ancora oggi – vedere delle strade, dei corsi, delle piazze, dedicate ai nomi dell’ormai archiviata ed ingrata monarchia? Perché ancora percorriamo in tutta Italia, migliaia di “Corso Vittorio Emanuele”, Via Amedeo di Aosta, Viale Regina Margherita ecc…?
In italia, la monarchia è o non è stata delegittimata quasi un secolo fa dal popolo italiano grazie al suo desiderio di democrazia?. Allora, eliminiamo questi nomi dalle strade e dalle piazze italiane mantenendoli solo nei libri di storia perché è lì che devono essere giustamente indicati e tramandati – nel bene e nel male – e rimuoviamo quelle scritte ormai inappropriate, sostituendole con i nomi delle tante eccellenze che nel secolo scorso fino ad oggi, hanno dato lustro alle nostre città. Ma è solo un'idea...
domenica 21 giugno 2015
...quando la saccenza prende il sopravvento sull'intelligenza.
ASCANIO CELESTINI SCRIVE:
"Parlano del fascino della divisa, io invece provo terrore. Io credo che le divise le hanno inventate per questo. Sennò per quale motivo una persona normale dovrebbe girare con le stelle sulla camicia, le strisce sui calzoni e le piume in testa? Uno che gira così dovrebbe far ridere tutti. E invece non ride nessuno per il cappello fiammeggiante e gli stivaloni fino al ginocchio. Come non rideva nessuno per il pazzo pelato che voleva spezzare le reni alla Grecia e muoveva la scucchia come un buffone affacciato al balcone di piazza Venezia. Non rideva nessuno per il suo camerata tedesco, pure se somigliava a Charlot. E lo sai perché? Perché non è il pianto il contrario del riso, è il terrore".---------------------------------------------------------------------------------------------
almenoparliamone, risponde
Personalmente credo che nessun lavoratore voglia destare ilarità se non la considerazione, da parte della società civile, che il suo lavoro contribuisce alla ricchezza della propria nazione, al suo progresso scientifico, culturale, al mantenimento dell’ordine e della democrazia. Ce ne sono tanti di lavoratori i cui abiti da lavoro (e non costumi) sembrano ridicoli, li rendono goffi. Penso al palombaro, all’apicultore..ad alcune modelle e modelli d’alta moda. Se poi invece chi vede quelli con le stellette, con le bande rosse ai calzoni, il pennacchio in testa, prova terrore, allora è un suo problema personale, della sua coscienza. La divisa, in ogni tempo, ha fatto la differenza nella sola misura in cui era ed è, il simbolo di uno stato, di un qualcosa di grande, forte e protettivo, pronto ad intervenire verso chi ne aveva bisogno. Nel tempo si è deriso volontariamente sui carabinieri. Le barzellette piu’ divertenti, bisogna darne atto, sono ispirate a loro i quali ben sanno, che su di loro – nella realtà – c’è ben poco da ridere. Cosi’ come accostare la loro fedeltà alla stato italiano, in ogni tempo, “Nei secoli Fedele”, non puo’ e non deve essere intesa come una forma di mediocre sottomissione al salario garantito ed ai privilegi eventuali ed irreali, che una divisa possa garantire. I carabinieri – per chi se ne fosse dimenticato, o peggio ancora, fa finta di non saperlo – hanno sempre dimostrato il segno dell’appartenenza nei tempi e nel tempo, schierandosi sempre con i deboli ed assicurando sempre, la libertà. Carabinieri Reali, ma Carabinieri partigiani (nel senso piu’ nobile del termine – troppi si sono definiti partigiani solo perché all’epoca portavano il fazzoletto rosso al collo quando appena un quarto d’ora prima, indossavano la camicia nera), come quelli che oggi lottano quotidianamente la criminalità organizzata, liberi da strumentalizzazioni o dipendenze ideologiche perche proprio essi, sono uomini liberi. Ogni ideologia indica la pace sociale, talune l’uguaglianza fra i popoli, ma quelli che conosco e leggo io quotidianamente, ne parlano in giacca e cravatta ( loro si che fanno ridere..BUFFONI), dietro a qualche bella scrivania di una banca, talvolta dietro una cattedra di fronte ad una platea di adolescenti rincoglioniti dal GRANDE FRATELLO, dalla cultura dell’apparire, che crescono in aule aeriforme di fronte alla saccenza di taluni prof convinti di essere i depositari della verità e della libertà. Fanno ridere quegli editorialisti, giornalisti ed oggi blogger d’avanguardia, che ancora oggi parlano di lotta di classe in una società, quella nostra, che grazie a loro e solo a loro, è diventata il regno delle corporazioni.
Se la mia divisa, quella con le stellette, con la banda rossa ai pantaloni, con il pennacchio in testa, fa terrore a qualcuno, vuol dire che io ed i miei colleghi, la sappiamo far rispettare, perché è la gente che ha voluto e vuole che esista ancora, a prescindere dai “730” di chi, nel fare la morale, predica l’uguaglianza sociale…..vorrei vederli proprio.
almenoparliamone.
"Parlano del fascino della divisa, io invece provo terrore. Io credo che le divise le hanno inventate per questo. Sennò per quale motivo una persona normale dovrebbe girare con le stelle sulla camicia, le strisce sui calzoni e le piume in testa? Uno che gira così dovrebbe far ridere tutti. E invece non ride nessuno per il cappello fiammeggiante e gli stivaloni fino al ginocchio. Come non rideva nessuno per il pazzo pelato che voleva spezzare le reni alla Grecia e muoveva la scucchia come un buffone affacciato al balcone di piazza Venezia. Non rideva nessuno per il suo camerata tedesco, pure se somigliava a Charlot. E lo sai perché? Perché non è il pianto il contrario del riso, è il terrore".---------------------------------------------------------------------------------------------
almenoparliamone, risponde
Personalmente credo che nessun lavoratore voglia destare ilarità se non la considerazione, da parte della società civile, che il suo lavoro contribuisce alla ricchezza della propria nazione, al suo progresso scientifico, culturale, al mantenimento dell’ordine e della democrazia. Ce ne sono tanti di lavoratori i cui abiti da lavoro (e non costumi) sembrano ridicoli, li rendono goffi. Penso al palombaro, all’apicultore..ad alcune modelle e modelli d’alta moda. Se poi invece chi vede quelli con le stellette, con le bande rosse ai calzoni, il pennacchio in testa, prova terrore, allora è un suo problema personale, della sua coscienza. La divisa, in ogni tempo, ha fatto la differenza nella sola misura in cui era ed è, il simbolo di uno stato, di un qualcosa di grande, forte e protettivo, pronto ad intervenire verso chi ne aveva bisogno. Nel tempo si è deriso volontariamente sui carabinieri. Le barzellette piu’ divertenti, bisogna darne atto, sono ispirate a loro i quali ben sanno, che su di loro – nella realtà – c’è ben poco da ridere. Cosi’ come accostare la loro fedeltà alla stato italiano, in ogni tempo, “Nei secoli Fedele”, non puo’ e non deve essere intesa come una forma di mediocre sottomissione al salario garantito ed ai privilegi eventuali ed irreali, che una divisa possa garantire. I carabinieri – per chi se ne fosse dimenticato, o peggio ancora, fa finta di non saperlo – hanno sempre dimostrato il segno dell’appartenenza nei tempi e nel tempo, schierandosi sempre con i deboli ed assicurando sempre, la libertà. Carabinieri Reali, ma Carabinieri partigiani (nel senso piu’ nobile del termine – troppi si sono definiti partigiani solo perché all’epoca portavano il fazzoletto rosso al collo quando appena un quarto d’ora prima, indossavano la camicia nera), come quelli che oggi lottano quotidianamente la criminalità organizzata, liberi da strumentalizzazioni o dipendenze ideologiche perche proprio essi, sono uomini liberi. Ogni ideologia indica la pace sociale, talune l’uguaglianza fra i popoli, ma quelli che conosco e leggo io quotidianamente, ne parlano in giacca e cravatta ( loro si che fanno ridere..BUFFONI), dietro a qualche bella scrivania di una banca, talvolta dietro una cattedra di fronte ad una platea di adolescenti rincoglioniti dal GRANDE FRATELLO, dalla cultura dell’apparire, che crescono in aule aeriforme di fronte alla saccenza di taluni prof convinti di essere i depositari della verità e della libertà. Fanno ridere quegli editorialisti, giornalisti ed oggi blogger d’avanguardia, che ancora oggi parlano di lotta di classe in una società, quella nostra, che grazie a loro e solo a loro, è diventata il regno delle corporazioni.
Se la mia divisa, quella con le stellette, con la banda rossa ai pantaloni, con il pennacchio in testa, fa terrore a qualcuno, vuol dire che io ed i miei colleghi, la sappiamo far rispettare, perché è la gente che ha voluto e vuole che esista ancora, a prescindere dai “730” di chi, nel fare la morale, predica l’uguaglianza sociale…..vorrei vederli proprio.
almenoparliamone.
martedì 27 gennaio 2015
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