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domenica 2 marzo 2008

Ciccio e Tore. Che Dio li protegga...almeno adesso!


La storia dei fratellini di Gravina, ci ha lasciati per l’ennesima volta tutti, di stucco. Ancora ed ancora bambini. Ancora ed ancora misteri, di quelli strani, di quelli che periodicamente caratterizzano l’Italia. Eppure questa volta, sembra che qualcosa più del solito non torni. Due bambini che crescono in un ambiente familiare travagliato dai mille problemi dei genitori, crescono in un altrettanto contesto tipicamente meridionale fatto di indifferenza, trascuratezza, forse miseria, senz’altro ignoranza. E’ ovvio che tutto questo lo si apprende dai giornali, dai tg che, obiettivamente, non sono sempre dei divulgatori di verità. Quello che sconcerta è che oggi, alla resa dei conti, non sembra che si sia fatto tutto il possibile, non tanto per salvare Ciccio e Tore, ma quanto (e questa è cosa ancor più grave!!) per cercarli. Nessuno faccia il “masto” come si dice dalle mie parti. Ma almeno parliamone.
Gravina non è New York, non è l’Aspromonte, non è il deserto. Non è infinita. Oggi quando un bambino sparisce, nell’immaginario collettivo, si pensa al pedofilo, al mostro, allo zingaro, al trafficante di organi e, solo in ultimo, alla disgrazia. In tali casi, quando si parla di disgrazia, si pensa immediatamente ad un pozzo (Alfredino Rampi di 30 anni fa, purtroppo, ce lo ha insegnato). Questa volta, si è guardato subito in casa, in famiglia. Ho quasi la sensazione che le ricerche di Ciccio e Tore, abbiano avuto come input investigativo, l’ingiucio, le malalingue. Qualcuno li aveva portati via dalla madre e questo qualcuno, doveva essere vicino al padre se non il padre addirittura. Nel frattempo nessuno sentiva i lamenti di quelle due creature giù in quel maledetto pozzo del palazzo delle cento stanze, nei pressi della casa dei bambini. Ciccio e Tore morivano. Mamma e papà si facevano guerra. La gente parlava e sentenziava….e Ciccio e Tore si disperavano. Si, qualcuno ha cercato, forse tanti o tutti. Ma nessuno ha cercato lì, dove i bambini facevano la loro prova di coraggio in quella struttura fatiscente che custodiva la tomba dei due fratelli. Solo un’altra disgrazia ha fatto svegliare l’attenzione. Solo un'altra vittima di quel pozzo maledetto ha dato la possibilità ai genitori, di poter avere i corpi dei loro figli per rimpiangerli. I due fratellini, morti insieme per la stessa causa ma non nello stesso modo. Uno dissanguato per le ferite e l’altro, prima di paura e poi perché così doveva essere, aspettando la morte come magari faceva per addormentarsi…con il ditino in bocca…
Che Dio, lassù li protegga. Almeno adesso!

giovedì 24 gennaio 2008

...ma il vero miracolo, San Gennaro, quando lo farà?



A volte viene in mente di pensare se tutto quello che si deice su Napoli e sul meridione in genere, sia vero e non frutto di un delirio campanillista da nordisti. E' vero. Siamo un popolo in piena crisi: culturale, politica, morale e...civile. Napoli oggi, è la Napoli della spazzatura, della MONNEZZA. E' strano. Così come il termine "inciucio" ha trovato posto nei salotti della bella Italia, così oggi mass media e menti sopraffini, usano questo termine correntemente d'uso dialettale, per indicare qualcosa di piu' del rifiuto. LA MONNEZZA!! Ben 15 anni di emergenza, per non risolvere nulla. Ma un'emergenza, puo' durare 15 anni? Ma allora il Nord per bene e quello paranoico della secessione, sotto sotto, ragazzi, non è che almeno su questo, abbiano un po' di ragione? La Campania è e rimarrà, se non cambieranno i campani, la Terra delle emergenze, dove grazie ad esse, si potranno sempre giustificare gli arricchimenti della camorra e della politica di basso profilo e della clientela. La parola giusta sarebbe: COMMISSARIAMENTO in Regione, alla Provincia e presso tutti i Comuni dai trascorsi di collusione camorristica. Fuori la politica di oggi dai palazzi. Lo stato si deve fare carico di queste responsabilità ed i Napoletani, non avendo a disposizione una classe politica rigenerata ma sempre vincolate a discutibili ceppi tradizionali, dovranno farsi carico di dimenticare di chiedere i "piaceri"..."ma si è sempre fatto così"..."vai, tanto non succede niente". La legalità deve partire dalla nostra cultura che, se non si rinnova in relazione alle nuove esigenze, ci relegherà sempre in ultima fila, mettendoci in mostra come i soliti fannulloni perditempo che aspettano il nuovo giorno, tanto quello di adesso è già iniziato e...sta già per finire. San Gennaro, deve farci questa grazia. Deve sciogliere non solo il suo sangue, ma anche questa catena che non ci fà più vivere.
A questo proposito, un grazie a Federico Salvatore, che ha musicato quanto, secondo, tanti campani e napoletani onesti, pensano veramente..anche di se stessi e del popolo a cui appartengono!
"Se io fossi san Gennaro non sarei cosi' leggero Con i miei napoletani io m'incazzerei davvero Come l'oste fa i conti dopo tanto fallimento Senza troppi complimenti sarei cinico e violento Vorrei dire al costruttore del centro direzionale Che ci puo' solo pisciare perche' ha fatto un orinale Grattacieli di dolore un infarto nella storia Forse e' solo un costruttore che ha perduto la memoria Nei meandri dei quartieri di madonne e di sirene Paraboliche ed antenne sono aghi nelle vene E nei vicoli dei chiostri di pastori e vecchi santi Le finestre anodizzate sono schiaffi ai monumenti E' come sputare in faccia ai D'angio' agli Aragona Cancellare via le tracce di una Napoli padrona E' lo sforzo di cagare dell'ignobile pappone Sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone E' percio' che mi accaloro coi politici nascosti Perche' solamente loro sono i veri camorristi A cui Napoli da sempre ha pagato la tangente E qualcuno l'ha incassata con il sangue della gente E per certi culi grossi il traguardo e' la poltrona E per noi poveri fessi basta solo un Maradona E il miracolo richiesto di quel sangue rosso chiaro Lo sa solo Gesu' Cristo che quel sangue e' sangue amaro Lo sa il Cristo ch'e' velato di vergogna e di mistero Da quel nobile alchimista principe di Sansevero E con lui lo sa Virgilio il sincero Sannazzaro Giambattista della Porta che il colpevole e' il denaro E nessuno dice basta per il culto della festa E di Napoli che resta sotto gli occhi del turista Via i vecchi marciapiedi che hanno raccontato molto Pietre laviche e lastroni seppelliamoli d'asfalto... ...l'appalto Ma non posso piu' accettare l'etichetta provinciale E una Napoli che ruba in ogni telegiornale Una Napoli che puzza di ragu' di malavita Di spaghetti cocaina e di pizza margherita Di una Napoli abusiva paradiso artificiale Con il sogno ricorrente di fuggire e di emigrare E di un popolo che a scuola ha creato nuovi corsi E la cattedra che insegna qual'e' l'arte di arrangiarsi Io non posso piu' accettare l'etichetta di terrone E il proverbio che ogni figlio e' nu bello scarrafone E mi rode che Forcella e' la kasba del furbone Che ti scambia con il pacco uno stereo col mattone Se io fossi San Gennaro giuro che vomiterei La mia rabbia dal Vesuvio farei peggio di Pompei E poiche' c'ho preso gusto con la scusa del santone Io ritengo che sia giusto fare pure qualche nome Chiedere a Pino Daniele che fine ha fatto terra mia Siamo lazzari felici quanno chiove 'a pecundria Napule e' 'na carta sporca Napule e' mille paure Ma pe' chhiste viche nire so' passate 'sti ccriature Da Pontano a Paisiello Giulio Cesare Cortese Da Basile a Totonno Petito fino a Benedetto Croce Da Di Giacomo a Viviani poi Caruso coi Parisi Da Toto' ai De Filippo fino a Massimo Troisi C'e' passato Genovesi e Leopardi con orgoglio La romantica Matilde e il mattino di Scarfoglio Filangieri Cardarelli tutto l'oro di Marotta C'e' passata la madonna che ora vedi a Piedigrotta Un Luciano De Crescenzo Bellavista di Milano E Sofia che da Pozzuoli oggi parla americano Un Roberto De Simone che le ha preso pure il cuore Ora cerca di sfruttarala Federico Salvatore Ma non posso tollerare chi si arroga poi il diritto Di cambiare e trasformare tutto cio' che e' stato fatto Di chi vuol tagliar la corda con la vecchia tradizione Di chi ha messo nella merda la cultura e la canzone Io non posso sopportare che un signore nato a Foggia Porta Napoli nel mondo e la stampa lo incoraggia E che il critico ha concesso al neomelodico l'evento Di buttare in fondo al cesso Napoli del novecento Perche' ancora io ci credo e mi incazzo ve lo giuro Che Posillipo e Toledo li divide un vecchio muro Come quello di Berlino che ci spacca in due meta' Uno e' figlio 'e bucchino l'altro e' figlio 'e papa' Se io fossi San Gennaro giuro che mi vestirei Pulcinella Che Guevara e dal cielo scenderei Per gridare alla mia gente tutto cio' che mi fa male E finire da innocente pure io a Poggioreale Perche' come Gennarino sono vecchio in fondo al cuore La speranza Iervolino puo' lenire il mio dolore? Io ho capito che la vita e' solo un viaggio di ritorno Che domani e' gia' finito e che ieri e' un nuovo giorno Sembra un gioco di parole ma mi sento piu' sicuro Coi progetti dal passato e i ricordi del futuro E alla fine del mio viaggio chiedo a Napoli perdono Se ho cercato con coraggio di restare come sono".

venerdì 2 novembre 2007

LIBERA NOS DOMINE




Giovanna Reggiani è una donna come tante, come una delle nostre donne, come una di noi. Convinta di potersi muovere in sicurezza per poter fare semplicemente ritorno a casa, la sua casa, della sua città, nella sua nazione. Non è sufficiente questo, evidentemente, nel nostro bel paese, a garantirci il semplice ritorno a casa. Figuriamoci il resto. Uno straniero, un cittadino rumeno (qualche mese fa sarebbe stato un extracomunitario) pazzo o chi sa, l’ha aggredita senza alcuna assurda giustificazione come potrebbe essere una rapina e, dopo averla seviziata nella sua tana, ridotta in fin di vita, l’ha gettata in un fosso senza un briciolo di rimorso. E’ stato subito dopo arrestato grazie alla denuncia di una sua connazionale. Al momento del suo arresto da parte della polizia, il mostro aveva ancora il volto e le mani sporche del sangue di Giovanna. Fatti del genere fanno ovviamente insorgere spinte xenofobe. Ma il fenomeno che si sta delineando nel paese puo’ tranquillamente essere incluso in quelle che sono le priorità di cui questo paese ha bisogno. Nella puntata di PORTA A PORTA di martedì 29.11.2007, tra gli ospiti, la Dr.ssa MAUTONE, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Roma. Il magistrato si è sempre distinto per serenità di opinione ed obiettività con la professione difficile che svolge, specie se vista nell’ottica della criminalità minorile. Nel momento in cui Bruno Vespa cominciava a fare dei conti sul numero dei rumeni dediti ad attività delinquenziali, la dr.ssa MAUTONE interveniva riferendo dei dati derivanti dalla sua attività, da una statistica del suo ufficio e riferita ad uno dei suoi recenti “turni arrestati”. Giova una precisione. Periodicamente i magistrati, sono chiamati a coprire un turno di reperibilità distinto tra il turno arrestati ed il turno “normale”. In quello arrestato, essi prendono notizia da parte della Polizia Giudiziaria (Polizia, Carabinieri, GdF, ecc..) di avvenuti arresti a secondo delle varie tipologie di reati commessi dai soggetti arrestati e, sulla base dell’attività svolta dagli organi di Polizia, concorda l’arresto per la successiva convalida o ne dispone, in alternativa, il deferimento a piede libero. Ebbene, tornando al turno arrestati della dr.ssa MAUTONE che copre l’arco di 9 giorni, il suo ufficio totalizzava 66 minori arrestati di cui ben 64 rumeni, 2 albanesi e solo 2, italiani. Il dato è oggettivo e libero da ogni considerazione o inquadrato in strumentali contesti. Ed è senz’altro un dato oggettivamente spaventoso se si pensi che esso è rivolto a soggetti minori. Altro dato allarmante è quello che usciva fuori da un’analisi effettuata sulla tipologia di reati che allarmano la tranquillità nazionale: rapine, violenze carnali, sembrano essere un’altra prerogativa di questi rumeni che forse male hanno sposato l’idea di comunità europea intendo questa, il giusto passaporto per poter scorazzare dalla Romania all’Italia seminando il terrore e il disordine sociale. Tutto questo avveniva all’indomani della discussione del pacchetto sicurezza che, dopo aver dato l’ennesimo contentino al CARUSO di turno con la reintroduzione del reato di falso in bilancio, intende risolvere il problema dell’ordine e della sicurezza solo con un inasprimento delle pene senza fornire alle forze di polizia, i giusti mezzi e risorse tali da consentire un elevato lavoro di prevenzione del reato. Aumentando il controllo del territorio e la motivazione del personale operante che troppe volte vede vanificato il proprio lavoro di investigazione attraverso facili scarcerazioni o indulti pre o post elettorali. Se le carceri scoppiano che si avvii una edilizia carceraria tale da poter recuperare, allorquando una determinata struttura carceraria per insufficienza di “ospiti” non trovi più motivo di esistere, essere recuperata per soddisfare molteplici esigenze di carattere destinandole a scuole, centri sociali, case di riposo o essere anche vendute.
Altra cosa potrebbe essere utile, sempre in tema di cittadini stranieri che si trasferiscono in Italia, sarebbe quello di far sottoscrivere ad ogni paese comunitario un patto in cui, si fa divieto assoluto all’espatrio di quei soggetti che per condotta morale e civile, non riuniscono i requisiti di sicurezza; soggetti tendenzialmente malavitosi per professione o per tendenza devono essere gestiti da parte dei paesi che hanno dato loro la nazionalità perché di essi è il problema e quindi la risoluzione. Oggi invece, paesi come Romania ed Albania, sembrano prendere un “terno al lotto” quando queste latrine dalle fattezze umane, si allontanino dai paesi di origine per andare ad inquinare con la loro fetida presenza, quei paesi che come il nostro, hanno di già grossi problemi con la criminalità locale. Ci vuole così tanto a porre questi minimi limiti? Bah! E allora “Libera ,Nos Domine” come dice Guccini nella sua omonima canzone che a distanza di quasi 30 anni o più, sembra così attuale ed azzeccata alla problematica.
(P.S. nel frattempo, Giovanna per le ferite subite dal rumeno, è morta!)

martedì 23 ottobre 2007

SI, BONA SERA!!!


Domenica 21 ottobre 2007, Napoli ha vissuto una giornata particolare, segnata da un clima meteorologico particolarmente ed inaspettatamente invernale, e da un clima di emozione condito da una punta di orgoglio popolare. Il Papa, il Santo Padre, il Vescovo della Chiesa Romana-Apostolica, in visita a Napoli in un momento difficile per la città che si dimena affannosamente tra i problemi del quotidiano e dell’emergenza criminalità. Ancora fa eco lo sdegno che la società civile ha provato per l’assassinio del tabaccaio di S. Antimo; ancora non si è placata la rabbia dei suoi familiari anche se pronta è stata la risposta delle Forze dell’Ordine che sembra abbiano raccolto elementi importanti nelle loro indagini tali da indurli ad eseguire il fermo di una persona, convalidato dall’A.G., sulla quale pare vi siano gravi indizi di reità nell’episodio di sangue. Ma i morti, che dovrebbero essere trattati tutti allo stesso modo, subiscono sempre una classifica che li distingue tra MORTI DI SERIA “A” e MORTI DI SERIE “B”. Preciso: se il tabaccaio fosse stato di Urbino, forse, con il fermo di uno dei probabili esecutori o organizzatori della tentata rapina ai suoi danni, si sarebbe assistiti all’ennesimo show mediatico, forse al nuovo tormentone prenatalizio perché sembra, che nei posti dove regna la tranquillità e la pace sociale, non è ammissibile che si possa rubare, rapinare ed uccidere. Ed allora si sarebbe sentito il bisogno di capire, di analizzare, di scavare nelle contraddizioni o nelle insoddisfazioni di una realtà sociale dove il benessere a volte, genera il crimine. Non sarebbe stato tollerato che ad Urbino (ma la citazione è solo casuale), un morto ammazzato non avrebbe avuto il suo assassino scoperto ed arrestato.
Ma a Napoli, al sud, queste cose ormai non fanno più storia, anzi sono storie di ordinaria cronaca nera. A Napoli si sa, c’è la camorra e la camorra, si sa, è più forte dello stato ed i napoletani sono più omertosi dei corleonesi visto che ci convivono con la camorra da secoli. E poi, i napoletani piangono, piangono e si compiangono e si compiacciono quando vedono qualche telecamera che riprende il Festivalbar a Piazza del Plebiscito oppure il megaconcerto di fine anno presentato dal Pippo Baudo di turno. Forse sto facendo demagogia, forse si. Ma oltre ad un atteggiamento di cronica sottomissione che sfocia in una involontaria connivenza con il sistema camorristico personalmente, respiro un’aria piena di stanchezza e di sfiducia, il più delle volte, non manifesta. Si ha la consapevolezza della camorra ma al contempo, c’è anche la consapevolezza che forse questo sistema esista perché esso stesso rappresenta un meccanismo perverso indispensabile per la coesistenza di una politica di basso profilo ma di alto interesse. Si scopre l’acqua calda, ma è così. Così come è difficile non cadere nella demagogia o nelle false illusioni che improvvise spinte di coscienza improvvisamente, si presentano ai nostri occhi. E allora, dove non arrivano gli uomini, deve arrivarci QualcUno. Dio! Povero Dio! Me lo immagino, leccarsi le ferite e fare il “mea culpa” per tutte quelle vite che ha generato e che a loro volta si permettono di spegnerne altre, sostenute dai peggiori dei peccati originali: l’interesse ed il potere. Dio nemmeno poteva immaginare che essi potessero essere così infami da arrogarsi quelle prerogative che erano solo sue: l’interesse (a ciò che aveva creato), il potere (quello di fare).
Ma Dio è lassù e se scende “quaggiù”, le cose si metterebbero male per tutti, buoni e cattivi! Ed allora ha pensato bene di mandare a Napoli il Papa, colui che sulla Terra lo rappresenta e che per il suo tramite, si esprime. A volte mi trovo già in difficoltà a pensare che esista Dio, figuriamoci se dovessi credere che Dio parli per bocca del Papa, almeno di questo Papa. Dopo il rito religioso ed il doveroso commento, ecco allora che il Papa, illuminato dal Triangolo D’Oro alle sue spalle, ha trovato la soluzione per tutti i mali di Napoli e quindi del meridione: “PER SCONFIGGERE LA CAMORRA, C’E’ BISOGNO DI LAVORO!” Ed allora la foto del Papa (DEL PAPA) che ho allegato al post, sembra ritrarre l’espressione che il grande Karol avrebbe avuto sentendo un’idiozia del genere nel contesto in cui ci troviamo. E Totò, con ossequiso rispetto, non avrebbe risparmiato un sonoro:….MA MI FACCIA IL PIACERE!!!

lunedì 22 ottobre 2007

CHE FORZA, RAGAZZI!!!



Prendo spunto da un intelligente commento apparso sul simpaticissimo e provocatorio blocco sdg. In pratica quello che mi ha colpito, il fatto di come è stato ridicolizzato il vivere di luoghi comuni di una fetta della generazione attuale. Questa riscopre vecchi slogan che all'epoca avevano un senso ma che oggi, in verità, si fa fatica anche a leggerli non tanto per la forza del messaggio ma dall'assenza di contenuti che oggi, a distanza di un quarto di secolo, trasmettono. Riporto quindi, profittando della generosità e della simpatia di sdg quanto in esso scritto in occasione dell'ultimo sciopero nazionale degli studenti e della manifestazione da essi tenuta a Napoli quel giorno: "Da un lancio di agenzia di ADN apprendiamo che, nel corso del corteo studentesco che si è svolto stamattina a Napoli, un gruppetto di sei studenti si è staccato e con le bombolette spray ha fatto delle scritte contro il Papa e il Vaticano. I sei, dell'area anarchica, sono studenti di varie scuole napoletane e tutti i minori di 18 anni. Si tratta di 4 ragazzi e 2 ragazze.
Le scritte recitano:
• "Occupiamo il Vaticano"
• "Impicchiamo il Papa" •
"Cloro al Clero"
• "Meno chiese piu' case"
Cari anarchici napoletani, cari ragazzi, vi vedo convinti e pieni di forza costruttiva. Siete la nuova generazione che può cambiare Napoli. Al fine di dimostrare ai cittadini che non guardate in faccia a nessuno e di dimostrare davanti a tutta Italia il vostro coraggio, vi proponiamo di fare queste scritte con lo spray nei seguenti quertieri:
• Forcella, in via Giudecca Vecchia: "Occupiamo la casa di Luigi Giuliano"
Secondigliano, in via Cupa dell'Arco: "Impicchiamo Paolo Di Lauro"
• San Giovanniello, alle spalle del Palazzo Fuga: "Facciamo i conti con i Contini"
• via Taverna del Ferro a San Giovanni A Teduccio: "Meno droga, abbasso i Mazzarella"
Sicuri di una vostra risposta, potete, fin da ora, contare sul nostro appoggio morale. Ci aspettiamo le scritte entro il fine settimana, non deludeteci. Vi ricorderemo con rispetto ed ammirazione. La redazione
.....non mi sembra ci sia stato un seguito a tale invito. Anzi da allora, non si è venduta nemmeno una bomboletta di vernice spray a Napoli.
Che forza, ragazzi!!!

domenica 14 ottobre 2007


Democrazia….ma per favore…!!!

Ormai il ricordo di una terra abitata da gente mite, sincera, socievole, solidale, è lontano, troppo lontano. Ai nostri padri ai quali si chiedeva quale fosse il significato di queste parole, essi ci rispondevano con degli esempi. Bastava guardarsi attorno o prestare attenzione alle parole, che quei termini venivano subito intuiti ed interiorizzati. Sono bastati pochi decenni per trasformare tutto. Si, trasformare! La retorica e la demagogia spesso, ci fanno guardare al passato come qualcosa di trascorso e pertanto finito. I tempi cambiano, cambiano gli uomini ed i loro atteggiamenti, si affinano i gusti, aumentano i bisogni e con essi, al contrario, si dimezza il tempo che si vuole spendere per soddisfarli. Dopo gli anni 70, dopo quel confuso ma tuttavia grande movimento culturale che tenne unita, su diversi fronti, un’intera generazione, la mancanza di valori e di punti concreti di riferimento, generò il cosiddetto “riflusso” che sversò la generazione successiva, verso mode ed atteggiamenti che hanno avuto, con quelli di adesso, la loro massima espressione. Questi cambiamenti investirono l’intera nazione ed anche il sud fu teatro di questa strana messinscena. Tutto cominciava sempre di più a ruotare intorno ad una spasmodica ricerca di benessere o presunto tale. Forma e sostanza non si incontravano ormai più e chi non rincorreva le mode ed il guadagno sostanzioso da raggiungere con minimi sforzi e sacrifici, era retrò o, peggio ancora, “out”, un poveraccio insomma. Il mercato dell’illecito probabilmente profittò anche di questa situazione di insoddisfazione e di ingordigia. Perché c’è da dire che non sempre uscire fuori dall’orbita della legalità, derivi da una sostanziale condizione di bisogno o di necessità. Se così fosse, tutti saremmo potenzialmente dei criminali, disposti all’occorrenza, a rubare, spacciare, corrompere, uccidere a secondo dei nostri bisogni o delle ambizioni ad essi legati. La criminalità ha sì, sempre trovato facile manovalanza negli ambienti bisognosi ma questi si rivolgono ad essa per mera cupidigia di soldi e di potere. Io credo che colui che cerca il potere abbia una personalità fondamentalmente afflitta da un grande complesso di inferiorità, da narcisismo della peggiore specie e da una mania di protagonismo legata forse a qualcosa anche di patologico. Il benessere ed il potere, quello ufficiale ed accettato dalla società legale, è la materializzazione di uno stato di libertà senza uguali, soprattutto per chi detiene benessere e potere. La nuova scena politica degli ultimi anni dove i grandi imprenditori controllano e gestiscono con il loro benessere, milioni di voti ricavando da questi, tanto potere, dimostra quanto sia reale e concreta questa affermazione.
Essi per esistere ed insistere nella loro scelta antagonista alla civiltà, si avvalgono della collaborazione, opera e connivenza di disperati di ogni specie. Poveracci svuotati dai più semplici contenuti che seguono un miraggio di rispetto che trova realizzazione solo grazie alla forza intimidatrice e all’assoggettamento dei deboli che non hanno, nello Stato ufficiale, un giusto, equo ed integerrimo riferimento. Si ruba, si ammazza e si distrugge con una facilità credo, senza precedenti. L’intimità della proprietà privata, viene violata senza alcun problema, gli spazi vivibili sono “a ore”. Gli esempi, per i più giovani, sono tra i peggiori e si fa fatica a sostenere e talvolta dimostrare, che i valori dettati dal senso civico, sono quelli giusti ed unici. Le città, ma soprattutto la nostra e, peggio ancora di più, la periferia e la sua provincia, è alla mercè di vandali spietati inseriti in un sistema regolato dalle leggi “parlate e tramandate”, in netto contrasto con quelle scritte e veramente da rispettare. Dall’altro, uno Stato, quello Ufficiale, che fa fatica ad essere ancora credibile. Rappresentato da inetti soggetti confusi e spesso collusi, che fanno fatica a sostenere anche il contradditorio dialettico della tv pazzatura, ma sono bravi, bravissimi, ad esibirsi su barche, in discoteche o in compagnia della mignottella di turno che, a differenza loro, evidentemente sa fare molto bene il suo mestiere.
E’ questa purtroppo, la società che viviamo e i margini di miglioramento non ci sono e non si vedono. Nessuno ha il coraggio di affrontare le emergenze per quelle che sono effettivamente… EMERGENZE! La scusa è quella è che si potrebbe mettere in pericolo la democrazia. Ma perché in Italia, o meglio ancora, nel sud italia, si puo’ parlare ancora di democrazia?...ma per favore….!!!
Ah, dimenticavo… oggi sta per nascere un nuovo partito, un nuovo partito fatto di tanti partiti, erede degno di tutti i partiti che hanno governato per 40 anni l’Italia, prima della 2^ Repubblica. Vecchi bacucchi tornano alla ribalta archiviando spudoratamente il loro grezzo passato politico e morale e, con i nuovi manzi politici d’assalto, si contendono, con questa scimmiottata dalle vaghe origini americane, il nuovo padrone di turno e, per diventarlo, ammiccano a destra e a manca con un occhio attento anche al “grillo parlante”. Un comico che ha capito bene che per far ridere in Italia non ci vuole tanta fantasia. Basta ispirarsi alle cose su cui c’è soltanto da piangere!

sabato 13 ottobre 2007

"Angeli senza ali"



Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine Appunti di una vita dal valore inestimabile Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie sparse come tante biglie su un isola di sangue che fra tante meraviglie fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie di una generazione costretta a non guardare a parlare a bassa voce a spegnere la luce a commententare in pace ogni pallottola nell'aria ogni cadavere in un fosso Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata cosa nostra... cosa vostra... cos'è vostro? è nostra... la libertà di dire che gli occhi sono fatti per guardare La bocca per parlare le orecchie ascoltano... Non solo musica non solo musica La testa si gira e aggiusta la mira ragiona A volte condanna a volte perdona Semplicemente Pensa prima di sparare Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Ci sono stati uomini che sono morti giovani Ma consapevoli che le loro idee Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole Intatte e reali come piccoli miracoli Idee di uguaglianza idee di educazione Contro ogni uomo che eserciti oppressione Contro ogni suo simile contro chi è più debole Contro chi sotterra la coscienza nel cemento Pensa prima di sparare Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Ci sono stati uomini che hanno continuato Nonostante intorno fosse [tutto bruciato Perché in fondo questa vita non ha significato Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato Gli uomini passano e passa una canzone Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione Che la giustizia no... non è solo un'illusione Pensa prima di sparare Pensa prima dì dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Pensa